Gino (il Ginettaccio ) Bartali

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8/9/2011 at 7:54 AM

Gino (il Ginettaccio) Bartali, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito
Il segreto della bicicletta Bartali

L'italiano ha contribuito a salvare la vita di 800 ebrei nella seconda guerra mondiale come posta rete della metropolitana. Morì nel 2000 senza la sua ricerca era conosciuta.

Gino Bartali è morto nel 2000, nessuno conosceva la sua vera storia, il grande corridore che ha trascorso due anni di
esistenza per salvare le vite di otto ebrei. Per questo ha usato la sua bici dove ha nascosto la documentazione necessaria per

fuori d'Italia. E così, sotto le mentite spoglie di semplici allenamenti, ha preso le carte da un lato all'altro.
Nessuno sospettava in quel momento uno dei grandi miti dello sport italiano, l'uomo che era riuscito a dare Mussolini
Tour de France nel 1938.

Gino Bartali nascosto un segreto per quasi 60 anni. Nel 2000 si recò alla tomba con lui e consentita solo una scoperta casuale

conoscere la dimensione umana che uno dei grandi del ciclismo del Novecento raggiunto durante la seconda guerra mondiale. Nato in Toscana, nel

all'interno di una famiglia povera che era impegnato nel lavoro sul campo, Bartali cominciato a correre, perché il padre trovò lavoro in

una bicicletta negozio di riparazione. Il proprietario, contento del lavoro di Gino, ha dato uno e lo ha incoraggiato a treno. Da

quindi le strade ripide della regione sono stati il ​​suo posto naturale, il luogo dove ha maturato le sue gambe che avrebbe potuto competere

quelle di Coppi (Faust) nel match che ha diviso l'Italia anni più tardi.

Ma prima che il Campionissimo e recitato in alcuni dei suoi più grandi duelli della storia del ciclismo è Bartali

considerato come il pilota del regime di Mussolini. El Duce, nel suo delirio, ha sognato di vedere un italiano sconfiggendo i francesi nella

Tour e tutti gli occhi rivolti a Bartali, nel 1936 e aveva vinto il Giro (Giro d'Italia) ed è stata una celebrità

tutto il paese. Nel 1937 una caduta ostacolato la sua missione. Aveva cominciato a brillare sul monte, ma la discesa del Col de Laffrey sinistra

da un ponte. I suoi coetanei, spaventati dal crollo, guardava verso la scogliera e ha trovato in profondità nel torrente. Lo

mosso. Ci Gabo soprannominato il monaco a causa delle sue profonde convinzioni religiose che volano.

Quello che nessuno immaginava è che in quegli anni bui Bartali, un simbolo del Partito nazionale fascista, era in realtà uno dei

i personaggi chiave di un'organizzazione dedicata a salvare la vita degli ebrei italiani ai tedeschi volevano mandare i propri

crematori. Gino Bartali è stato eseguito per la formazione e lunghe sessioni di allenamento sulle strade della Toscana o

Umbria. Nessuno poteva supporre che la foto della tua moto o sotto il sedile per possesso di documenti e passaporti per

Ebrei nascosti in alcuni dei monasteri italiani.

Bartali non destare sospetti troppo nonostante la guerra impedì qualsiasi concorrenza ed è stato strano vedere qualcuno

formazione in tale ambiente. Corse con i vestiti in grado di leggere il nome che gli ha permesso di percorrere chilometri per ricevere

saluti effusiva dei soldati italiani, perché era un idolo. E quando una pattuglia tedesca lo ha fermato la risposta

era semplice: "Sto ancora lavorando per le gare a venire dopo". E lo lasciò andare. Gli eserciti erano abituati a vedere accadere

Bartali da un lato ad un altro sui monti la sua bicicletta su e giù, in continua evoluzione mappa. E 'stato il posto perfetto.

Conventi e monasteri nella rete a cura di Giorgio Nissim, con il supporto di diversi vescovi, sono stati impegnati nella preparazione delle

passaporti destinati a salvare la vita di centinaia di ebrei e Bartali portando quelli che rischiano la vita per il viaggio

strade come nessuno sapeva ma che poteva essere una brutta sorpresa in serbo in qualsiasi momento. Durante il 1943 e il 1944 il

Pilota toscano, il Beato Bartali, dedicato a questa missione e nessuno tradirà. Ha concluso la guerra e quelli di formazione

miglia gli valse ancora nella sua carriera, perché con 32 anni non è riuscito a vincere il Giro nel 1946 e il 1948, 34 anni, ha detto il Tour

Francia in una manifestazione di massa in montagna, come ha vinto sette stadi di quella edizione.

Bartali si ritirò nella sua città natale, Firenze, e per cinquant'anni ha detto nulla del suo lavoro per aiutare gli ebrei che vivevano

Italia. Per decenni è stato sull'etichetta di essere il mediatore dei fascisti. Non gli importava. Morì nel 2000. Il

mondo scoperto solo la sua dimensione nel 2003, quando i figli di Giorgio Nissim trovato un vecchio diario di suo padre in cui il dettaglio

modo che correva la rete sotterranea dedicata a ottenere i documenti salva-vita per gli ebrei.

Lì, in quelle papelajos sono state spiegate in dettaglio le viaggi effettuati Bartali, le miglia percorse, i ruoli

nascose la sua bicicletta e, soprattutto, la dedizione disinteressata alla causa. La Nissin ha detto quello che suo padre ha scritto e poi ha iniziato

formazione molto ad avere un senso in un'epoca in cui un ciclista è stato difficile vedere una via andare italiana. L'Italia scopre

uno dei suoi più grandi eroi. La Nissin ha avuto anche i dati più importanti che nascondeva il diario di suo padre, 800 ebrei evitato

viaggio in un campo di concentramento dai tedeschi Gino gambe Bart

Tra il 1943 e il 1944 Bartali in bicicletta attraverso l'Italia per fornire carte segrete di suore, sacerdoti, vescovi e frati

contribuito a creare ID falsi per gli ebrei perseguitati dal regime di Hitler. L'organizzazione clericale per

che ha lavorato il motociclista era diretto da Giorgio Nissim, commercialista ebrei da Pisa.

8/9/2011 at 7:55 AM

Gino (il Ginettaccio) Bartali, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito
he secret of the bike Bartali

The Italian helped save the lives of 800 Jews in World War II as an underground network mail. He died in 2000 without his quest was known.

Gino Bartali died in 2000 nobody knew his real history, the great runner who spent two years of
existence to save the lives of eight Jews. For this he used his bike where he hid the necessary documentation to

them out of Italy. And so, under the guise of simple workouts, took the papers from one side to another.
Nobody suspected at that time one of the great myths of Italian sport, the man who had managed to give Mussolini
Tour de France in 1938.

Gino Bartali hid a secret for almost sixty years. In 2000 he went to the grave with him and only allowed one chance discovery

know the human dimension that one of the great cyclists of the twentieth century reached during the Second World War. Born in Tuscany, in the

within a poor family who was engaged in field work, Bartali started running because his father found work in

a bicycle repair shop. The owner, pleased with the work of Gino, gave one and encouraged him to train. From

hence the steep roads of the region were its natural place, the place where he matured his legs that would rival

those of Coppi (Faust) in the match which divided Italy years later.

But before the Campionissimo and starred in some of his greatest duels in the history of cycling was Bartali

regarded as the rider of the Mussolini regime. El Duce, in his delirium, he dreamed of seeing an Italian defeating the French in the

Tour and all eyes turned to Bartali, in 1936 and had won the Giro (Tour of Italy) and was a celebrity

throughout the country. In 1937 a fall thwarted his mission. He had begun to shine on the mountain, but the descent of Col de Laffrey left

by a bridge. His peers, startled by the crash, looked out over the cliff and found deep in the creek. It

moved. There gabo nicknamed the monk because of his deep religious convictions-flying.

What no one imagined is that in those dark years Bartali, a symbol of the National Fascist Party, was actually one of

the key characters of an organization dedicated to saving the lives of Italian Jews to the Germans wanted to send their

crematoria. Gino Bartali was performed to train and long training sessions on the roads of Tuscany or

Umbria. No one could assume that the picture of your bike or under your seat for carrying documents and passports to

Jews hiding in some of the Italian monasteries.

Bartali not arouse too much suspicion in spite of the war prevented any competition and it was strange to see someone

training in that environment. He ran with clothes that could read the name that allowed him to travel miles to receive

effusive greetings of the Italian soldiers, for he was an idol. And when a German patrol stopped him the answer

was simple: "I'm still working for the races to come later." And let him go. The armies were accustomed to see happen

Bartali on one side to another on his bicycle up and down mountains, continually changing map. It was the perfect post.

Convents and monasteries in the network organized by Giorgio Nissim, with the support of several bishops, were engaged in preparing the

passports destined to save the lives of hundreds of Jews and Bartali carrying those risking their lives for the travel

roads as nobody knew but he could be a nasty surprise in store at any time. During 1943 and 1944 the

Tuscan rider, Blessed Bartali, dedicated to this mission and no one will betray. He ended the war and those training

miles earned him yet in his career because with 32 years failed to win the Giro in 1946 and 1948, 34, said the Tour

France in a massive demonstration in the mountains as he won seven stages of that edition.

Bartali retired to his hometown, Florence, and for fifty years he said nothing of his work to help the Jews who lived

Italy. For decades he was on the label of being the broker of the fascists. He did not care. He died in 2000. The

world only discovered its size in 2003 when the sons of Giorgio Nissim found an old diary of his father in which he detailed the

way that ran the underground network dedicated to getting life-saving documents for Jews.

There, in those papelajos were explained in detail the trips made Bartali, the miles traveled, the roles

hid his bicycle, and above all, unselfish dedication to the cause. The Nissin told what her father wrote and then began

much training to make sense in an era in which a cyclist was hard to see a road go Italian. Italy discovered

one of its greatest heroes. The Nissin also had the most important data that hid the diary of his father, 800 Jews avoided

trip to a concentration camp by the Germans Gino legs Bart

Between 1943 and 1944 Bartali cycled across Italy to deliver secret papers to nuns, priests, bishops and friars

helped create fake IDs for the Jewish people persecuted by the Hitler regime. The clerical organization for

who worked the biker was headed by Giorgio Nissim, Jewish accountant from Pisa.

8/9/2011 at 7:57 AM

Gino (il Ginettaccio) Bartali, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito
El secreto de la bici de Bartali

El italiano ayudó a salvar la vida de 800 judíos en la II Guerra Mundial como correo de una red clandestina. Murió en 2000 sin que se conociese su gesta.

Gino Bartali se murió en el año 2000 sin que nadie supiese su verdadera historia, la del corredor grandioso que dedicó dos años de su
existencia a salvar la vida de ochocientos judíos. Para ello se valió de su bicicleta donde escondía la documentación necesaria para

sacarlos de Italia. Y así, bajo la apariencia de simples entrenamientos, llevaba los papeles de un lado a otro.
Nadie sospechaba en aquel momento de uno de los grandes mitos del deporte italiano, del hombre que había conseguido darle a Mussolini
el Tour de Francia en 1938.

Gino Bartali escondió un secreto durante casi sesenta años. En el año 2000 se fue a la tumba con él y sólo un descubrimiento casual permitió

conocer la dimensión humana que uno de los grandes ciclistas del siglo XX alcanzó durante la II Guerra Mundial. Nacido en la Toscana, en el

seno de una familia humilde que se dedicaba a trabajar el campo, Bartali comenzó a correr gracias a que su padre le encontró trabajo en

un taller de reparación de bicicletas. Su dueño, contento por el trabajo de Gino, le regaló una y le animó a que se entrenase. A partir

de ahí las escarpadas carreteras de la región fueron su espacio natural, el lugar en el que maduraron las piernas que rivalizarían con

las de Coppi (Fausto) en el duelo que dividió Italia años después.

Pero antes de que el Campionissimo y él protagonizaran algunos de los duelos más grandes de la historia del ciclismo Bartali estaba

considerado como el ciclista del régimen de Mussolini. El Duce, en su delirio, soñaba con ver a un italiano derrotando a los franceses en el

Tour y todas las miradas se volvieron hacia Bartali, que en 1936 ya se había adjudicado el Giro (La Vuelta de Italia) y era una celebridad en

todo el país. En 1937 una caída frustró su misión. Había comenzado a brillar en la montaña, pero en el descenso del Col de Laffrey se fue

por un puente. Sus compañeros, asustados por el accidente, se asomaron por el precipicio y le encontraron en el fondo, en el riachuelo. Se

movía. Allí se gabó el sobrenombre del monje -debido a sus profundas convicciones religiosas- volador.

Lo que nadie imaginaba es que en aquellos años oscuros Bartali, uno de los símbolos del Partido Nacional Fascista, era en realidad uno de

los personajes claves de una organización dedicada a salvar la vida de los judíos italianos a los que los alemanes querían enviar a sus

hornos crematorios. Gino Bartali seguía entrenándose y realizaba largas sesiones de entrenamiento por las carreteras de la Toscana o

Umbría. Nadie podía suponer que en el cuadro de su bicicleta o debajo de su sillín transportaba documentos y pasaportes destinados a los

judíos que se escondían en algunos de los monasterios italianos.

Bartali no despertaba demasiadas sospechas pese a que la guerra impedía cualquier competición y resultaba extraño ver a alguien

entrenándose en aquel ambiente. Corría con ropa en la que se podía leer su nombre lo que le permitía recorrer kilómetros recibiendo los

saludos efusivos de los soldados italianos, para los que era un auténtico ídolo. Y cuando una patrulla alemana le detenía la respuesta

era sencilla: “Sigo trabajando para las carreras que vengan después”. Y le dejaban marchar. Los ejércitos se habían acostumbrado a ver pasar

a Bartali de un lado a otro en su bicicleta, subiendo y bajando montañas, cambiando continuamente de ruta. Era el correo perfecto.

En los conventos y monasterios la red organizada por Giorgio Nissim -con el apoyo de varios arzobispos- se dedicaban a elaborar los

pasaportes destinados a salvar la vida de cientos de judíos y que Bartali transportaba jugándose la vida en aquellos viajes por las

carreteras que conocía como nadie pero que le podían deparar una sorpresa desagradable en cualquier momento. Durante 1943 y 1944 el

corredor toscano, el beato Bartali, se dedicó a esa misión sin que nadie le delatase. Acabó la guerra y aquellos entrenamientos

kilómetros aún le valieron en su carrera deportiva porque con 32 años pudo ganar en 1946 el Giro y en 1948, con 34, se apuntó el Tour de

Francia en una demostración colosal en la montaña ya que se impuso en siete etapas de aquella edición.

Bartali se retiró a su tierra, a Florencia, y durante cincuenta años no dijo nada de su trabajo para ayudar a los judíos que habitaban

Italia. Durante décadas quedó sobre él la etiqueta de haber sido el corredor de los fascistas. No le importó. Se murió en el año 2000. El

mundo sólo descubrió su magnitud en 2003 cuando los hijos de Giorgio Nissim encontraron un viejo diario de su padre en el que detallaba la

forma en que funcionó la red clandestina dedicada a conseguir documentos que salvasen la vida de los judíos.

Allí, en aquellos papelajos, se explicaban minuciosamente los viajes que hacía Bartali, los kilómetros que recorría, los papeles que

escondía su bicicleta y, sobre todo, lo abnegado de su dedicación a la causa. Los Nissin contaron lo que su padre escribió y entonces empezó

a cobrar sentido tanto entrenamiento en una época en la que costaba ver a un ciclista recorrer una carretera italiana. Italia descubrió a

uno de sus grandes héroes. Los Nissin también contaron el dato más importante que escondía el diario de su padre: 800 judíos evitaron el

viaje a algún campo de concentración de los alemanes gracias a las piernas de Gino Bart

Entre 1943 y 1944 Bartali pedaleó por toda Italia para entregar papeles secretos a monjas, sacerdotes, obispos y frailes que

permitieron crear identificaciones falsas para la población judía perseguida por el régimen de Hitler. La organización clerical para la

que trabajó el ciclista estaba dirigida por Giorgio Nissim, contable judío de Pisa.

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8/9/2011 at 8:28 AM

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Fuegos artificiales para celebrar los 80 años del ciclista Gino Bartali

EL PAÍS 19/07/1994
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Gino Bartali, el gran ciclista italiano que fue conocido en su tiempo como el fraile volador, coetáneo del campeonissimo Fausto Coppi, cumplió 80 años. En Ponte a Ema, su pueblo natal, ayer era día de fiesta para celebrar hasta con fuegos artificiales el cumpleaños del antiguo campeón Ginettaccio Bartali. Pero su feliz aniversario también lo ha celebrado en el Tour de Francia, donde Gino il Pio estuvo el pasado viernes, coincidiendo con el paso de la gran carrera por Lourdes. Bartali, un hombre de fe, católico pero no beato, acudió al paso de la gran vuelta ciclista 46 años después de uno de sus éxitos en activo, ganador de una etapa en los Pirineos en la edición de 1948, al tiempo que visitaba el santuario mariano. Su religiosidad no es radical: "Soy un hombre libre, valoro a las personas. Sólo soy esclavo de lo que pienso, sólo soy esclavo de mí mismo. Siempre me he relacionado con todos", ha dicho el viejo campeón, que ayer asistió a una misa en su honor.-

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