Francesca Italia Bidischini dall'Oglio (deceased)

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Birthdate:
Birthplace: Udine, Friuli-Venezia Giulia, Italy
Death: (Date and location unknown)
Managed by: Carla Assenheimer (C)
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About Francesca Italia Bidischini dall'Oglio

La commemorazione del centenario della morte di Teresita e di Menotti, i due primi figli del Generale Garibaldi e di Anita, ha destato i dimostrato che le alleanze e la discendenza della famiglia sono spesso rimaste superficiali. La Storia non va confusa con la sfera del privato, ma alcuni sui aspetti possono avvicinare a protagonisti poco conosciuti del Risorgimento, quali Giuseppe Bidischini ed i suoi figli, il cui sacrificio all'Unità d'Italia è stato esemplare e, nel suo complesso, misconosciuto. Sette anni dopo il matrimonio della figlia Teresita con Stefano Canzio, giovane e brillante ufficiale tra i Mille, Giuseppe Garibaldi diede il consenso all'unione tra il figlio Menotti ed Italia Bidischini. La cerimonia civile avvenne a Bologna, il 9 luglio 1868. La fidanzata, appena sedicenne, vi era pervenuta dalla Romania dove all'epoca risiedeva la famiglia. A Bologna invece abitava Giuseppe, suo fratello : si stava riprendendo dalle gravi ferite riportate nella campagna dell'Agro Romano.

Coloro che si presentarono quel giorno in Comune erano protagonisti di primo piano del nostro Risorgimento : Menotti Garibaldi, il figlio prediletto del Generale, bel giovane molto somigliante al padre. Al suo fianco, due dei suoi compagni nella Spedizione dei Mille : il fratello della sposa, Francesco Bidischini, e il cognato Stefano Canzio. Il prof. Quirico Filopanti ed il colonnello Vincenzo Caldesi fungevano, tra altri amici, da testimoni.

La famiglia di Stefano Canzio è ben nota a Genova: è amica di Giorgio Mameli, padre di Goffredo ed apparentata a Michele Novaro, che musicò le parole dell'inno, una sorta di aristocrazia del Risorgimento genovese. Questo spiega che nonostante la giovane età di Stefano, ventiquattrenne, e di Teresa, appena sedicenne, Garibaldi abbia assecondato i sentimenti dei giovani che sono già con lui entrati nella leggenda.

Molto meno conosciuta è la famiglia della giovane Italia Bidischini ed il suo legame a filo doppio con l'epopea risorgimentale. Eppure nel 1868 i Bidischini hanno già sacrificato molto al Risorgimento italiano, nei beni e nella vita.

Le radici dei Bidischini si rintracciano, attraverso i preziosi archivi parrocchiali di Palmanova, nel Friuli, fino alla metà del '700. La ricerca è resa difficile dalle variazioni nell'ortografia del nome, Bedeschini, Bideschini, persino Badeschini, variazioni che si trovano ancora nei rari scritti dell'epoca risorgimentale. Ma la famiglia è una sola, e si allea con altre famiglie di Palmanova, come i Cigaina. Meno documentabile tuttora la contea e l'alleanza con i veneti Dall'Oglio, di cui il Bidischini porta talvolta il nome assieme al suo : potrebbe trattarsi di un'alleanza della famiglia Zamvas (cognome, anch'esso variabile nell'anagrafe, della moglie di Giuseppe Bidischini).

Palmanova è una fortezza, con le invasioni napoleonica comincia l'era dei francesi. Ma poi tornano gli austriaci. Ogni installazione di nuovi eserciti comporta sistemazioni del terreno circostante la fortezza. Nella "spianata" del 1814 attorno alle mura, la famiglia Bidischini perde una buona parte dei suoi beni. Da questi eventi data l'emigrazione in Turchia, nella Regione di Smirne, dove la famiglia impianta con successo un'industria serica. Giuseppe Bidischini (in verità Antonio Giuseppe) si unisce in matrimonio con Lucrezia Zamvas, la cui famiglia è anch'essa di Palmanova.

Altra catastrofe, definitiva, nel 1848, quando Palmanova è di nuovo sconvolta dalla guerra. Per pochi giorni è terra italiana, e lo paga duramente quando tornano gli austriaci. Le vicende dell'antica e splendida fortezza sono narrate da Pietro Damiani nel suo "Palmanova - la Storia" (Istituto per l'Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia). I Bidischini sono tornati dalla Turchia nel 1847 per disguidi economici. I figli sono, allora, Augusto, che potrebbe esse il maggiore, essendo nato a Smirne nel 1834, Francesco, del 1835, Enrico, Giuseppe, le figlie Maria, Elvira, Eloisa. Nascono, a Palmanova, Paolino nel 1847 e Romano nel 1853, e Italia, la futura sposa di Menotti, durante il breve periodo del secondo esilio in Turchia, tra il 52 e il 53. All'esilio mette rapidamente termine l'amnistia.

Nel 1848 comincia veramente l'epopea politica della famiglia. Nella sua "Storia documentata dei corpi militari veneti ed alleati negli anni 1848-1849" (Venezia. Calore Bartolomao. Ed. 1880) Edoardo Jàger riferisce dell'artiglieria friulana in Palmanova. Consisteva, nei primi di aprile 1848, in una Compagnia di 100 uomini, accresciutasi fino a 220, vecchi soldati appartenenti a due battaglioni italiani che servivano avanti il 22 marzo l'Austria. Capitano e comandante ne fu il cittadino Giuseppe Bidischini, che è qualificato "veneziano". Dopo la capitolazione di Palmanova il 24 giugno 1848, il Corpo si sciolse, ma il capitano e vari suoi dipendenti andarono a prestare servizio al Governo Provvisorio di Venezia. Si formò il Reggimento di Artiglieria Terrestre. Il II Battaglione, VII° Compagnia aveva per comandanti prima il Capitano Luigi Fincati poi il capitano Giuseppe Bidischini. Lo scioglimento avvenne in conseguenza alla capitolazione di Venezia, il 22 agosto.

Nella difesa di Marghera, un giovanissimo figlio di Giuseppe Bidischini, Augusto, è ferito gravemente. Si consuma e muore nel 1853. Francesco Bidischini, che lascerà alcuni racconti autobiografici(1) partecipa anche lui seppur appena adolescente. Dopo il 1853, la famiglia rinnova l'impegno: nella spedizione dei Mille, vi è Francesco ed il capitano Pietro Lavagnolo, marito di Eloisa, che muore a Isernia. A Bezzecca muore Enrico, ricordato sulla lapide che commemora i morti del Risorgimento posta sotto il porticato della piazza centrale di Palmanova. Nella campagna dell'Agro Romano vi sono Giuseppe, il figlio di Giuseppe, e Francesco. Giuseppe è gravemente ferito, e, ricoverato a Castel Sant'Angelo, vi riceve le cure della sorella Eloisa, che svolge a Roma anche la delicata ed inutile missione, affidatale da alcuni importanti amici torinesi, di convincere Garibaldi a rinunciare al tentativo di entrare in Roma. Di Giuseppe si sa poco : nato nel 1945 a Smirne, sposerà Ester Sibilato e si stabilirà a Dolo, città della moglie, tra il 1870 ed il 1875. Alla prima sua figlia, secondo l'usanza imposta da Garibaldi per i figli di Stefano Canzio, imporrà il nome di Marsala (1870). Consideriamo più fortunate, nonostante il richiamo storico, le due altre figlie, Carlotta (1873) e Lucrezia (1876).

Intanto Giuseppe Bidischini ha iniziato una nuova attività a Stein, presso Lubiana, nel commercio del legname. Si avvicina l'ora di Francesco, che si reca a Venezia, dove, nel 1859, riesce a imbarcare su una nave austriaca con l'intento di dirottarla. Arrestato, fugge in Svizzera, ed infine approda a Torino per raggiungervi Giuseppe Garibaldi al quale è presentato da Francesco Montanari, già aiutante di campo di Garibaldi nel 1849, che sarà Capitano a Calatafimi dove lascerà la vita. Francesco ha 24 anni quando avviene questo incontro decisivo per lui e per la famiglia Garibaldi. Diventa Cacciatore delle Alpi. Inizia a combattere con Garibaldi a Varese. La sua vita è da allora parallela a quella di Menotti : dopo Varese e Malnate, eccolo a San Fermo, a Como, allo Stelvio. Ma non si sente fatto per la vita militare regolare. Diserta nel 1860 per unirsi ai Mille (il 9 maggio 1860 Garibaldi ed i suoi, imbarcati sulla nave "Piemonte", si fermano a Porto Santo Stefano dove salgono quattro bersaglieri, tra i quali il sottufficiale Bidischini). E' equipaggiato da una sua parente di Firenze, la madre di Stanislao Bechi, il futuro martire della spedizione guidata da Nullo in Polonia nel 1863. Maggiore a Calatafimi, entra a Palermo, contribuisce a sedare la rivolta di Bronte. Irrequieto, Francesco si congeda alla fine della Spedizione. Menotti lo invita a Caprera nel 1862. Segue Garibaldi in Aspromonte, e poi sino al Varignano, dov'è ammesso nell'intimità del Generale. Ma Francesco non è il solo dei Bidischini al Varignano : vi è anche Eloisa. Tra gli amici importanti di quest'ultima, vi è il prefetto Gualterio, il quale pensa di utilizzare Stefano Canzio per informarsi dei fatti di Caprera, e confida anche in lei. Quando si reca al forte, Eloisa ha una missione, convincere il Generale ad allontanarsi dall'Italia, come vorrebbe Napoleone III. Fallisce, e il Generale torna a Caprera. Porta con se Francesco, ed il giovane vi rimane fino al 1864. Abortisce una progettata spedizione in Grecia, ma Francesco accompagna Garibaldi a Londra poi torna a Caprera con Ricciotti. Fallisce un nuovo tentativo a favore della Grecia. Il giovane rimane a Caprera fino al 1865. Combatte ancora a Monte Suello, a Bezzecca, dove diventa maggiore. Il 21 luglio 1866 muore eroicamente suo fratello Enrico. Nella Campagna dell'Agro Romano è ferito gravemente l'altro suo fratello Giuseppe, e più lievemente Francesco.

I legami tra lui, Stefano Canzio e Menotti si sono stretti attorno a tanto sacrificio, Francesco è invitato a soggiornare a Caprera, e vi rimarrà a lungo. In quei mesi è deciso il matrimonio tra Menotti ed Italia, e da allora la famiglia della consorte del Generale sarà sempre molto vicina a Menotti, in particolare quando, poco dopo, Menotti si stabilirà sulle terre di Carano. Allora vicino a se prenderà Elvira, la sorella di Francesca, con il marito Francesco Maruca, e, quando diventerà vedova, Lucrezia Zamvas che vivrà con la figlia fino al 1927.

Francesco nei mesi successivi alla campagna dell'Agro Romano, tenta di reinserirsi nella vita civile: spera in un recupero di credito sull'Austria per la spianata di Palmanova, di ottenere una concessione di terreno dal Re, ma nulla gli riesce. Sembra che abbia perso anche la volontà di combattere, dopo la scomparsa di buona parte della sua famiglia.

Poco dopo il matrimonio di Menotti con sua figlia Italia, Giuseppe Bidischini dedica a lei una sua fotografia "a mia figlia Italia Garibaldi...". Traspare l'orgoglio per l'importante unione. Nel 1870, si reca in Turchia con una missione presso Ali Pacha, pubblica a Londra "S.A. Aali Pacha, Grand Vizir de l'Empire ottoman, provocateur de la Question d'Orient. Documents publiés par les soins de Joseph Bidischini" destinato ai firmatari dei Trattati di Parigi del 1856. Questo suo ultimo intervento nella vita pubblica provoca da parte sua recriminazioni per la poca gratitudine che ne riceve.

Da questo momento la vita di Francesco diventa più problematica. Non riesce a fondare una propria attività commerciale nei pressi di Bucarest, per la quale ha ottenuto un prestito dal Conte Camerini. Sua sorella Maria sposa un ufficiale dell'Esercito rumeno Francesco decide di tornare in Italia, con la moglie Isolina Bigi. S'intrecciano nella sua vita le importanti relazioni che nascono nella aurea di Garibaldi. E' associato a grandi progetti che fanno capo ai discendenti di Silvestro Camerini. Lì nascono i progetti di colonizzazione della Sardegna, che interessano Garibaldi, e che Stefano Canzio formalizza durante il suo breve mandato di deputato in modo assai interessante ma senza seguito politico; quelli che invece Garibaldi rifiuta per la creazione di colonie in Nuova Guinea, dove dovrebbe andare Menotti. Le visioni dei Camerini sembrano mescolarsi a quelle di Achille Fazzari, che le realizza in parte nella sua tenuta di Ferdinandea. Il Principe Odescalchi, gli ambienti industriali di Roma, ai quali è vicino Ricciotti Garibaldi, non sono estranei a molte di queste iniziative.

Siamo ai confini dell'utopia, di qui qualcosa traspare anche nel modo in cui Menotti affronta la bonifica dell'immensa tenuta dell'Agro Pontino. Sono tutti da studiare i legami tra il Montanari, che Francesco ha conosciuto in gioventù e la famiglia di Silvestro Camerini che ha sposato una Montanari, Eurosia. Francesco Montanari era, d'altra parte, originario di Mirandola, così come lo è la famiglia di Celso Ceretti, di cui una figlia sposa un figlio di Stefano Canzio e Teresa Garibaldi. Francesco sembra appoggiarsi, ed appoggiare la proprio famiglia - ha sposato Isolina Bigi - ai Camerini di Parma dai quali riesce ad ottenere importanti prestiti. Spera persino di potere evitare a Garibaldi di dovere accettare il dono nazionale. Vorrebbe sollevare lui Menotti dalle difficoltà economiche. Ma interviene Garibaldi, e Bidischini ne rimane molto amareggiato.

Nulla di concreto risulta dall'operato di quest'ultimo, che vive a Roma, negli ultimi anni del secolo, della sua modestissima pensione, legato a Ricciotti Garibaldi del quale divide sicuramente il temperamento visionario (fa anche lì grandi progetti per la Polonia, la Creta...) ed alla sorella Italia. A Carano, con Menotti, Italia ed i loro figli, vivono più stabilmente Elvira ed il marito Francesco Maruca che, impiegato al Ministero del Tesoro, sembra sia anche un collaboratore di Menotti nella gestione delle sue proprietà. Menotti è ospitale per tutti, per Lucrezia Zamvas quando rimane vedova, per Eloisa, che ha sposato il Generale Dario Delù. Francesco Bidischini muore a Roma il 20 maggio 1907, nell'antico ospedale San Gallicano di Trastevere.

Con la generazione dei figli di Garibaldi, dei Canzio, dei Bidischini, dei Fazzari, dei Ceretti, si allontanano quelli che costituirono la cerchia degli intimi del Generale, i suoi parenti acquisiti. Oltre alla partecipazione alle campagne del Risorgimento, militari e politiche, siano stati tutti dei visionari, desiderio di prolungare, con una gestione avveniristica di terre italiane e coloniali, il grande progetto di redenzione che era insito nelle campagne nel Risorgimento. Garibaldi stesso tentò di realizzare un sogno nella sua piccola Caprera, un'utopia in miniatura se si paragona con i vasti progetti dei suoi famigliari. Rimasero in buona parte sogni, furono fallimentari sul piano economico, ma non mancò a nessuno un'idealità alla misura di colui al quale tutti facevano riferimento.(2)

NOTE

(1) Le notizie sulla famiglia ci provengono essenzialmente dall'opera scritta di Francesco Bidischini che si firma volentieri "uno dei Mille". Nel 1879 pubblica a Roma "Garibaldi dal 1860 al 1879", dettagliata testimonianze delle battaglie e dei soggiorni di Francesco a Caprera. Nel 1883, sempre a Roma, "Preti e sciacalli", un'autobiografia che termina con un breve pamphlet anticlericale, ed infine nel 1907, un'ulteriore autobiografia "Garibaldi nella vita intima", opera rapida ed approssimativa. Un altro racconto della vita famigliare ci perviene attraverso una lettera indirizzata il 3 aprile 1896 ad Urbano Rattazzi al fine di ottenere una benemerenza, che si conserva preso l'Istituto per la storia del Risorgimento di Roma. (2) Le immagini sono state concesse dalla famiglia di Menotti ed Italia Bidischini.

Fonte: (http://www.ereditadigaribaldi.net/search_scpt_p.php)

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Francesca Italia Bidischini dall'Oglio's Timeline

1868
July 9, 1868
Bologna, Bologna, Emilia-Romagna, Italy
1875
November 20, 1875
Rome, Province of Rome, Lazio, Italy
1877
February 28, 1877
Rome, Province of Rome, Lazio, Italy
1878
October 25, 1878
Rome, Province of Rome, Lazio, Italy
1883
March 1, 1883
Rome, Province of Rome, Lazio, Italy
1884
1884
1887
July 20, 1887
Rome, Province of Rome, Lazio, Italy
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Udine, Friuli-Venezia Giulia, Italy
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