Gino (il Ginettaccio) Bartali, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito

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Gino (il Ginettaccio) Bartali (FALLECE 05/05/2000), Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito

Birthdate: (100)
Birthplace: Florence, Tuscany, Italy
Immediate Family:

Son of Il padre Bartali and Mamma de Bartali
Widower of Adriana Bartali
Father of <private> Bartali; <private> Bartali and <private> Bartali
Brother of Giulio Bartali

Occupation: fallecido el 5 de mayo de 2000)
Last Updated:
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Immediate Family

About Gino (il Ginettaccio) Bartali, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito

Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d'Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta-cinquanta.

La carriera di Bartali, più vecchio di Fausto Coppi di cinque anni, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori.

Soprannominato Ginettaccio, fu grande avversario di Coppi. Leggendaria la loro rivalità, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva – tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del '52.[1]

Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti. Indice [nascondi]

   1 Carriera
       1.1 Gli inizi
       1.2 La consacrazione (1936-1937)
       1.3 Primo trionfo in Francia e alla "Sanremo" (1938-1939)
       1.4 Il Giro del 1940 e Fausto Coppi
       1.5 La guerra
       1.6 Il primo dopoguerra (1945-1947)
       1.7 Il trionfo del 1948
       1.8 Gli ultimi anni (1949-1954)
       1.9 Dopo la fine della carriera sportiva
   2 Palmarès
       2.1 Altri successi
   3 Piazzamenti
       3.1 Grandi giri
       3.2 Classiche
       3.3 Competizioni mondiali
   4 Nei media
       4.1 Televisione
       4.2 Cinema
   5 Onorificenze
   6 Riconoscimenti
   7 Note
   8 Bibliografia
   9 Voci correlate
   10 Altri progetti
   11 Collegamenti esterni

[modifica] Carriera [modifica] Gli inizi

Gino Bartali, esordì come ciclista dilettante nei primi anni trenta con la società "Aquila divertente". Nel 1935 si sentì pronto al passaggio al professionismo, ma si iscrisse alla Milano-Sanremo come indipendente. Incredibilmente si trovò in testa dopo aver staccato Learco Guerra. Disturbato mentalmente ad arte con un'intervista in corsa dal direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo [senza fonte], fu ripreso e battuto in volata, finendo quarto.

Venne ingaggiato dalla scuderia Frejus con la quale corse il suo primo "Giro d'Italia" finendo settimo con una vittoria di tappa. Finirà la stagione con la vittoria al Criterio di Montiujch, al Giro dei Paesi Baschi ed al Campionato Italiano. Casa Natale di Gino Bartali

Nel 1934 vinse la sesta edizione della Coppa Bologna, valida come terza prova del Campionato toscano dilettanti, e con questa vittoria si laureò campione di Toscana[2]. [modifica] La consacrazione (1936-1937)

Nel 1936, passò alla Legnano capitanata da Learco Guerra, che, intuite le qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario per permettergli il successo alla Corsa rosa di quell'anno; successo che arrivò in modo trionfale, con tre vittorie di tappa. Pochi giorni dopo Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti. L'anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia.

Nel 1937, ormai capitano della Legnano e numero uno del ciclismo Italiano, vinse il suo secondo Giro d'Italia e fu designato per tentare la conquista del Tour de France, vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia nel 1924 e 1925. Mentre era in maglia gialla, una brutta caduta nel Torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon, con conseguenti ferite alle costole, ed una grave bronchite, lo costrinsero al ritiro. [modifica] Primo trionfo in Francia e alla "Sanremo" (1938-1939)

Nel 1938 fu spinto dal regime a saltare il Giro per preparare il Tour de France, nel quale trionfò aggiudicandosi anche sette vittorie di tappa.

Nel 1939 riuscì finalmente a vincere la Milano-Sanremo, ma malgrado quattro vittorie di tappa perse il Giro a favore di Giovanni Valetti. [modifica] Il Giro del 1940 e Fausto Coppi

Nel 1940 bissò il successo alla Milano-Sanremo e si preparò per cercare di vincere il suo terzo Giro. Nella squadra della Legnano era arrivato un promettente ragazzo alessandrino di nome Fausto Coppi, voluto da Bartali stesso come gregario. Durante la seconda tappa, la Torino-Genova, attardato da una foratura, Bartali cadde e si fece male a causa di un cane che gli tagliò la strada proprio mentre si stava ricongiungendo alla testa della corsa.[3] Eberardo Pavesi, direttore del team, decise allora di puntare su Coppi, che era il meglio piazzato in classifica. All'arrivo della tappa Bartali fece i complimenti a Coppi e si mise al suo servizio, come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936.

Proprio su una salita sulle Alpi, Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, che era alle prese con la classica "cotta" e fortissimi dolori alle gambe. Fausto stava per scendere dalla bici con l'intenzione di lasciare il giro. Bartali se ne accorse, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riusci a farlo risalire in bicicletta e gli urlò: "Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!". Bartali intendeva dire che chi non si impegna fino allo spasimo non è un vero ciclista ma soltanto un acquaiolo, cioè un portatore d'acqua, un gregario insomma, e non un campione. A Bartali piaceva mangiare e bere anche prima delle gare, differentemente da Fausto Coppi che stava attentissimo alla dieta.

Coppi alla fine vinse il Giro. La corsa, già disertata dagli stranieri, si chiuse il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia, e la guerra sancì per cinque anni l'interruzione della carriera per i due campioni. [modifica] La guerra

Costretto a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, risulta che Bartali, fra il settembre 1943 e il giugno 1944 si sia adoperato in favore dei rifugiati ebrei, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati, tanto che nel 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la medaglia d'oro al merito civile per aver salvato circa 800 cittadini ebrei.[4]. Ricercato dalla polizia fascista sfollò a Città di Castello, dove rimase cinque mesi, nascosto da parenti ed amici .

Ci sono alcune testimonianze di una sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, peraltro mai confermate come attendibili.[5] Questa testimonianza inoltre non tiene conto del fatto che Bartali non aderì mai al fascismo ed anzi, si schierò spesso contro alle richieste del fascismo con la propria indole polemica. [modifica] Il primo dopoguerra (1945-1947) Piazza Gino Bartali a Firenze

Ripresa la carriera nel 1945, Bartali ormai 31enne era dato per "finito", mentre Coppi, di cinque anni più giovane, era considerato l'astro nascente (anche se la prigionia in tempo di guerra gli rese difficile la ripresa).

Nel 1946 Bartali vinse il Giro d'Italia, mentre Coppi passato alla "Bianchi" terminò alle sue spalle a soli 47 secondi. Non potendo partecipare al "Tour", precluso agli ex belligeranti, Bartali stravinse il Giro della Svizzera.

Nel 1947, vinse la Milano-Sanremo e perse il Giro d'Italia a favore di Coppi, anche per un banale guasto meccanico. Bissò il successo al Giro della Svizzera, all'epoca la più ricca e prestigiosa tra le corse a tappe del dopoguerra. [modifica] Il trionfo del 1948

Il 1948 lo vide in difficoltà per vari motivi nella parte iniziale della stagione e attardato da una caduta al "Giro", terminò solo 8º, osservando la conclusione che portò Coppi al ritiro per protesta per la mancata squalifica di Fiorenzo Magni a causa delle spinte ricevute in salita e che costarono il giro a Ezio Cecchi. Bartali fu quindi l'unico tra i big a poter rappresentare l'Italia al Tour de France (Coppi non si riteneva pronto e Magni non era "gradito" ai francesi per ragioni politiche) e venne designato capitano. Messa in piedi una "squadra da quattro soldi", come era stata definita, si apprestò al più grande trionfo della carriera.

Malgrado la non eccelsa squadra, l'astio dei francesi nei confronti degli italiani, e l'età (con i suoi 34 anni era più giovane solo del vincitore del Tour del 1937, Roger Lapebie, che finirà terzo), entrò nella leggenda del Tour. Leggendaria in particolare la sua fuga sulle Alpi che gli consentì di vincere la Cannes-Briançon, attraverso il Colle d'Allos, il Colle di Vars e il Colle dell'Izoard (dove è ricordato con una stele), recuperando gli oltre venti minuti di svantaggio che lo separavano da Louison Bobet. Il giorno successivo vinse nuovamente nella tappa Briançon-Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli del Lautaret, del Galibier e della Croix-de-Fer, conquistando la maglia gialla.

Secondo molti, l'impresa di Bartali aiutò a distogliere l'attenzione dall'attentato di cui era stato vittima Palmiro Togliatti, allora segretario del PCI, avvenimento che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia, che rischiava di sfociare in una guerra civile.[6] Si dice che siano stati Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti a telefonare allo stesso Bartali per incitarlo, chiedendogli un'impresa epica che potesse rasserenare gli animi. Al rientro dalla Francia venne ricevuto dallo stesso De Gasperi, che gli chiese cosa avrebbe voluto in regalo per quell'impresa: Bartali, si racconta, chiese di non pagare più le tasse.[6]

L'anno si chiuse con il disastroso campionato del mondo su strada di Valkenburg in cui lui e Coppi, strafavoriti, anziché collaborare rimasero nelle retrovie controllandosi a vicenda, e si ritirarono tra la delusione dei tanti immigrati italiani. [modifica] Gli ultimi anni (1949-1954) Bartali alla vigilia della Milano-Sanremo del 1950

Nel 1949 giunse secondo nel Giro d'Italia vinto da Coppi ed aiutò il grande Fausto nella vittoria al Tour de France, giungendo egli stesso secondo.

Nel 1950 vinse una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio e fu costretto al ritiro al Tour mentre lui e Magni conducevano la corsa, causa l'aggressione dei tifosi francesi sul Col d'Auspin.

Quarto nei Tour del 1951 e del 1952, corse come "secondo" di Coppi, vinse a trentotto anni il suo ultimo grande titolo con il Campionato Italiano.

Nel 1953, dopo aver vinto a trentanove anni il Giro della Toscana ebbe un incidente stradale che rischiò di lasciarlo senza la gamba destra per cancrena. Dopo pochi mesi però il toscano rientrò in scena alla Milano-Sanremo. Anche se non colse un grande risultato la folla fu tutta per lui.

A Città di Castello, dove passò diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione, volle concludere la sua attività da professionista, correndo in un circuito creato apposta per l'occasione nel 1954. La piastrella del Muretto di Alassio autografata da Bartali [modifica] Dopo la fine della carriera sportiva

Nel 1959 aveva ingaggiato nella sua squadra Fausto Coppi, allora in declino, con l'obiettivo di rilanciarlo. Coppi aveva invitato il suo ex-rivale e ora team-manager nel famoso viaggio in Alto Volta che avrebbe finito per costare la vita al campione piemontese, ma Bartali rinunciò volendo passare i momenti liberi da gare con la famiglia, composta dalla amatissima moglie Adriana e da tre figli, Andrea, Luigi e Bianca.

Negli anni seguenti il fiorentino ha via via rarefatto la sua presenza nel mondo del grande ciclismo, non esitando però a lanciare strali contro quelli che sarebbero stati i "mali" di questo sport: il doping, la corruzione e gli ingaggi troppo alti. Nel 1991 condusse alcune puntate del TG satirico Striscia la Notizia impiegando una delle sue frasi più celebri "Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!".

Si è spento per cause naturali il 5 maggio 2000.

Il 25 aprile 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie, la Signora Adriana, la medaglia d'oro al valor civile per aver aiutato e salvato tanti ebrei durante la Seconda guerra mondiale. [modifica] Palmarès

   1933
   Bologna-Raticosa
   1934
   Giro del Casentino
   Bassano-Montegrappa
   Coppa Bologna[2]
   1935
   7ª tappa Giro d'Italia (Porto Civitanova > L'Aquila)
   1ª tappa Reus-Barcellona-Reus (Reuss > Barcellona)
   2ª tappa Reus-Barcellona-Reus (Circuito del Montjuïc)
   Classifica generale Reus-Barcellona-Reus
   1ª Circuit du Midi (Toulouse > Millau)
   2ª tappa Vuelta al País Vasco (Vitoria > Pamplona)
   3ª tappa Vuelta al País Vasco (Pamplona > Bayonne)
   5ª tappa Vuelta al País Vasco (San Sebastián > Bilbao)
   Classifica generale Vuelta al País Vasco
   Giro Due Provincie di Messina
   Coppa Bernocchi
   Campionati italiani, Prova a punti
   1936
   Giro della Provincia di Milano (con Learco Guerra)
   9ª tappa Giro d'Italia (Campobasso > L'Aquila)
   19ª tappa Giro d'Italia (Riva del Garda > Gardone)
   20ª tappa Giro d'Italia (Gardone > Salsomaggiore)
   Classifica generale Giro d'Italia
   Giro di Lombardia
   1937
   9ª tappa Giro d'Italia (Rieti > Terminillo)
   12ª tappa Giro d'Italia (Napoli > Foggia)
   19ª tappa Giro d'Italia (Vittorio Veneto > Merano)
   20ª tappa Giro d'Italia (Merano > Gardone)
   Classifica generale Giro d'Italia
   7ª tappa Tour de France (Aix-les-Bains > Grenoble)
   Gran Premio di Littoria (valido come Campionato italiano)
   Giro del Piemonte
   1938
   Giro della Provincia di Milano (con Pierino Favalli)
   Tre Valli Varesine
   11ª tappa Tour de France (Montpellier > Marseille)
   14ª tappa Tour de France (Digne > Briançon)
   Classifica generale Tour de France
   1939
   Giro della Provincia di Milano (con Pierino Favalli)
   Milano-Sanremo
   Giro di Toscana
   2ª tappa Giro d'Italia (Torino > Genova)
   11ª tappa Giro d'Italia (Forlì > Firenze)
   17ª tappa Giro d'Italia (Cortina d'Ampezzo > Trento)
   19ª tappa Giro d'Italia (Sondrio > Milano)
   Giro del Piemonte
   Giro di Lombardia
   1940
   Giro Provincia di Milano (con Pierino Favalli)
   2ª tappa GP Leptis-Magna (Homs > Tripoli)
   Milano-Sanremo
   Giro di Toscana
   17ª tappa Giro d'Italia (Pieve di Cadore > Ortisei)
   19ª tappa Giro d'Italia (Trento > Verona)
   Giro di Campania
   Gran Premio di Roma
   Campionati italiani, Prova a punti
   Giro di Lombardia

   1941
   Coppa Marin
   1942
   Gran Premio di Milano
   1945
   1ª tappa Giro delle Quattro Provincie (Roma > L'Aquila)
   Classifica generale Giro delle Quattro Provincie
   Giro di Campania
   1946
   Trofeo Matteotti
   Meisterschaft von Zürich
   Classifica generale Giro d'Italia
   1ª tappa Tour de Suisse (Zurigo > Basilea)
   5ª tappa Tour de Suisse (Zugo > Lugano)
   6ª tappa Tour de Suisse (Lugano > Arosa)
   8ª tappa Tour de Suisse (San Gallo > Zurigo)
   Classifica generale Tour de Suisse
   Gran Prix de Bassecourt
   1947
   Milano-Sanremo
   3ª tappa, 2ª semitappa Tour de Romandie
   2ª tappa Giro d'Italia (Torino > Genova)
   16ª tappa Giro d'Italia (Vittorio Veneto > Pieve di Cadore)
   1ª tappa Tour de Suisse (Vaduz > Davos)
   2ª tappa Tour de Suisse (Davos > Bellinzona)
   Classifica generale Tour de Suisse
   1948
   Giro di Toscana
   Meisterschaft von Zürich
   1ª tappa Tour de France (Parigi > Trouville)
   7ª tappa Tour de France (Bordeaux > Lourdes)
   8ª tappa Tour de France (Lourdes > Toulouse)
   13ª tappa Tour de France (Cannes > Briançon)
   14ª tappa Tour de France (Briançon > Aix-les-Bains)
   15ª tappa Tour de France (Aix-les-Bains > Losanna)
   19ª tappe Tour de France (Metz > Liège)
   Classifica generale Tour de France
   1949
   1ª tappa, 2ª semitappa Tour de Romandie (Metz > Liège)
   2ª tappa Tour de Romandie (Metz > Liège)
   Classifica generale Tour de Romandie
   16ª tappa Tour de France (Cannes > Briançon)
   1950
   Milano-Sanremo
   Giro di Toscana
   9ª tappa Giro d'Italia (Vicenza > Bolzano)
   11ª tappa Tour de France (Pau > Saint-Gaudens)
   1951
   Gran Premio Industria di Belmonte-Piceno
   Giro del Piemonte
   1952
   2ª tappa Roma-Napoli-Roma (Caserta > Salerno)
   Giro dell'Emilia
   Giro della Provincia di Reggio Calabria
   Campionati italiani, Prova a punti
   1953
   Giro dell'Emilia
   Giro di Toscana

[modifica] Altri successi

   1935
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia
   1936
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia
   1937
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia
   1939
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia
   1940
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia
   1946
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia
   1947
   Classifica Gran Premi della Montagna Giro d'Italia

[modifica] Piazzamenti [modifica] Grandi giri

   Giro d'Italia
   1935: 7º
   1936: vincitore
   1937: vincitore
   1939: 2º
   1940: 9º
   1946: vincitore
   1947: 2º
   1948: 8º
   1949: 2º
   1950: 2º
   1951: 10º
   1952: 5º
   1953: 4º
   1954: 13º

   Tour de France
   1937: ritirato
   1938: vincitore
   1948: vincitore
   1949: 2º
   1950: ritirato
   1951: 4º
   1952: 4º
   1953: 11º

[modifica] Classiche

   Milano-Sanremo
   1935: 4º
   1936: 23º
   1938: 7º
   1939: vincitore
   1940: vincitore
   1941: 12º
   1942: 11º
   1943: 5º
   1946: 4º
   1947: vincitore
   1948: 30º
   1949: 15º
   1950: vincitore
   1951: 27º
   1952: 37º
   1953: 34º
   1954: 13º

   Liegi-Bastogne-Liegi
   1951: 6º

   Giro di Lombardia
   1935: 3º
   1936: vincitore
   1937: 2º
   1938: 2º
   1939: vincitore
   1940: vincitore
   1941: 9º
   1942: 2º
   1945: 3º
   1947: 2º
   1950: 31º
   1951: 11º
   1952: 36º

[modifica] Competizioni mondiali

   Campionati del mondo
   Berna 1936 - In linea: 7º
   Valkenburg 1938 - In linea: ritirato
   Zurigo 1946 - In linea: 12º
   Valkenburg 1948 - In linea: ritirato
   Moorslede 1950 - In linea: ritirato
   Varese 1951 - In linea: 9º
   Lussemburgo 1952 - In linea: 10º

[modifica] Nei media [modifica] Televisione

Nel 2006 la RAI ha prodotto una mini-serie in due puntate sulla vita di Bartali intitolata Gino Bartali - L'intramontabile, nella quale il campione è stato interpretato da Pierfrancesco Favino. Il film è stato girato nella cittadina toscana di Cortona

Numerosi elementi della vita di Gino Bartali sono trattati nella fiction Il Grande Fausto dedicata al suo eterno rivale. [modifica] Cinema

Bartali ha partecipato ad alcuni film:

   Totò al Giro d'Italia (1948)
   Femmine di lusso (1960)

[modifica] Onorificenze Medaglia d'argento al Valore atletico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valore atletico «Per la vittoria del Tour de France nel 1938» — 1938[7] Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma 27 dicembre 1986. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri.[8] Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 dicembre 1992.[9] Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile «Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell'alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei. Mirabile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà. 1943 -Lucca» — Roma 31 maggio 2005[10] [modifica] Riconoscimenti

   Premio Ciclismo Vita Mia nel 1990
   Inserito nella Top 25 della Cycling Hall of Fame

[modifica] Note

   ^ Non fu mai completamente chiarito se fosse stato Coppi a passare la bottiglia a Bartali o viceversa. La foto, scattata dal fotografo Carlo Martini, fu in realtà preparata: Martini si mise d'accordo coi due corridori e con il direttore di gara, diede quindi la bottiglia a un suo amico e gli disse di porgerla ai due mentre passavano. Si veda Coppi, Bartali e quella foto entrata nel mito delle due ruote. ilgiornale.it, 20 maggio 2009. URL consultato il 11 novembre 2009.
   ^ a b La Nazione – 1934 – Mario Liverani – La terza prova del campionato ciclistico toscano dilettanti – Bartali batte in volata i compagni di fuga Fabiani e Ciappelli
   ^ Marco Pastonesi. «Modena, Giro 1940 Fausto diventa Coppi». www.gazzetta.it, 17 novembre 2009. URL consultato in data 9 giugno 2011.
   ^ Articolo del Corriere della Sera del 28 gennaio 2009. In questo ruolo compare anche nel film Assisi Underground (1985), interpretato da Alfredo Pea.
   ^ "Incontrai Gino Bartali alla caserma di Via della Scala a Firenze verso i primi mesi del 1944, era in divisa della GNR milizia della strada. Lo salutai cordialmente come campione del ciclismo, ma soprattutto come camerata che non aveva rinnegato" Testimonianza in " il Merlo Giallo" e in "Centomila", settimanale, del 4 -10-49 che pubblica anche una lettera autografa di Bartali del 12 agosto 1943 che ringrazia un generale per il passaggio alla Milizia della strada. Tale testimonianza non ha però altri riscontri. Per quanto riguarda la lettera del 1943, va considerato che solo dopo l'invasione tedesca in seguito all'8 settembre, e la liberazione di Mussolini del 12 settembre, sarebbe stata dichiarata il 23 settembre la Repubblica Sociale. Dunque il 12 agosto Bartali faceva parte della Milizia stradale del Governo Badoglio.
   ^ a b Beppe Conti, Ciclismo - Storie segrete, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2003, pag. 22. ISBN 88-8113-226-5
   ^ Medaglia d'argento al Valore atletico a Gino Bartali
   ^ Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana Sig. Gino Bartali
   ^ Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana Sig. Gino Bartali
   ^ Medaglia d'oro al merito civile alla memoria Sig. Gino Bartali

[modifica] Bibliografia

   Stefano Pivano – Sia lodato Bartali, ideologia, cultura e miti dello sport cattolico (1936-1948) - Edizioni Lavoro, Roma 1985
   Gino Bartali - Tutto Sbagliato Tutto da Rifare - Mondadori, 1979
   Giancarlo Brocci – Bartali il mito oscurato – Protagon Editori Toscani, 2000
   Domenico Massa – C'eravamo tanto amati – Nuova Editrice Genovese, 2001
   Leo Turrini – Bartali – l'uomo che salvò l'Italia pedalando – Mondadori, 2004
   Paolo Alberati – "Gino Bartali – Mille diavoli in corpo" – Giunti, 2006
   Paolo Costa, Gino Bartali. La vita, le imprese, le polemiche, Ediciclo Editore, 2001. ISBN 978-88-85318-48-9

[modifica] Voci correlate

   Rivalità Coppi-Bartali

[modifica] Altri progetti

   Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Gino Bartali
   Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Gino Bartali

[modifica] Collegamenti esterni

   Profilo su Cyclebase.nl
   Profilo su Museodelciclismo.it
   (FR) Profilo su Memoireducyclisme.net
   Profilo su Ibrocco.com
   www.ciclomuseo-bartali.it

[espandi] v · d · m Vincitori del Giro d'Italia [espandi] v · d · m Vincitori della classifica scalatori al Giro d'Italia [espandi] v · d · m Vincitori del Tour de France [espandi] v · d · m Vincitori della classifica scalatori al Tour de France [espandi] v · d · m Vincitori dei campionati italiani di ciclismo su strada - Prova in linea élite ▼ espandi v • d • m Flag of Italy.svg Nazionale italiana · Campionato del mondo di ciclismo su strada 1951 Cycling (road) pictogram.svg ▼ espandi v • d • m Flag of Italy.svg Nazionale italiana · Campionato del mondo di ciclismo su strada 1952 Cycling (road) pictogram.svg biografie Portale Biografie ciclismo Portale Ciclismo Categorie: Ciclisti su strada italiani | Dirigenti sportivi italiani | Nati nel 1914 | Morti nel 2000 | Nati il 18 luglio | Morti il 5 maggio | Vincitori del Tour de France | Personalità legate a Firenze | Vincitori del Giro d'Italia | Vincitori del Giro di Lombardia | Vincitori della Milano-Sanremo | Cavalieri di gran croce OMRI | Grandi Ufficiali OMRI | Medaglie d'oro al merito civile | Personalità sportive legate a Firenze | [altre] Gino Bartali From Wikipedia, the free encyclopedia Gino Bartali Personal information Full name Gino Bartali Nickname Il Pio, "Gino the Pious" Born 18 July 1914

Italy

Died 5 May 2000 (aged 85) Team information Discipline Road Role Rider Rider type Climber Professional team(s) 1935-1952

1935 Frejus 1936-1945 Legnano 1946-1947 Tebag and Legnano 1948 Legnano 1949-1950 Bartali - Gardiol 1951 Bartali - Ursus 1952 Tebag and Bartali 1953 Bartali 1954 Bartali - Brooklin Major wins Grand Tours

   Tour de France
       Overall Classification (1938, 1948)
       Mountain Classification (1938, 1948)
       12 Individual Stages (1937–1950)
   Giro d'Italia
       Overall Classification (1936, 1937, 1946
       Mountain Classification (1935, 1936, 1937, 1939, 1940, 1946, 1947)
       17 Individual Stages (1935–1954)

Single-Day Races and Classics

   Italian National Road Race Championship (1935, 1937, 1940, 1952)
   Milan – San Remo - (1939, 1940, 1947, 1950)
   Giro di Lombardia - (1939, 1940)

Infobox last updated on 9 August 2007

Gino Bartali, Cavaliere di Gran Croce OMRI[1] (born Ponte a Ema, Florence, Italy, 18 July 1914, died Florence, 5 May 2000[2]) was the most renowned Italian cyclist before the Second World War, having won the Giro d'Italia twice (in 1936 and 1937) and the Tour de France in 1938. His second and last Tour de France victory in 1948 gave him the largest gap between victories in the race.[3] Contents [hide]

   1 Origins
   2 Professional career
       2.1 1948 Tour
       2.2 1950 Tour
   3 Rivalry with Fausto Coppi
       3.1 Drugs search
   4 Bartali in wartime
   5 Climbing style
   6 Personality and standing
   7 Death
   8 Career highlights
       8.1 Grand Tour results timeline
   9 External links
   10 References

[edit] Origins The native house of Gino Bartali at Ponte a Ema, Florence

Gino Bartali was the third son of four children of a smallholder,[4] Torello Bartali. He was powerfully built, with a broad nose and a boxer's face.[5] He earned pocket money by selling raffia to makers of covers for wine bottles. He began work in a bicycle shop when he was 13. He started racing at 13, became a promising amateur and turned professional in 1935 when he was 21. He was Italian champion the next year. [edit] Professional career

Bartali won a stage of that same year's Giro d'Italia and was King of the Mountains, the first of seven times he won the title in the Giro. He was 20. In 1936, before he turned 22, he won the Giro and the Giro di Lombardia, although his season was marred when his brother, Giulio,died in a racing accident on 14 June.[6] Bartali came close to giving up cycling.

He was persuaded to return and in 1937 won the Giro victory again. His reputation outside Italy was that he was yet another Italian who couldn't ride well beyond his country. There was some truth in the claim. The writer Tim Hilton said: "Bartali was essentially an Italian cyclist, a champion who rode within sight of his own people, and was uneasy when the Tour de France travelled north of Paris. He never disputed the northern classics."[7] Stung by the claim, he rode the Tour de France in 1937. He got off to a bad start, losing more than eight minutes by the third stage and more than ten by the Ballon d'Alsace, a mountain in the Vosges. There he came back to life and led by 1m 14s over the rest and by enough over the leaders that he took the leader's jersey that night in Grenoble. But that was the end of his race. He and two helpers, Jules Rossi and Francesco Camusso, were riding a wooden bridge over the river Colau when Rossi skidded. Bartali rode into a parapet and fell into the river. Autograph on the muretto of Alassio

Roger Lapébie wrote: "In the valley that leads to Briançon, I saw the accident to the maillot jaune, Bartali. The narrow and bumpy road ran along the foot of a rock. Suddenly Rossi, who was leading, took a bend badly, braked and his back wheel hit the parapet of a bridge. Bartali, who was beside Rossi, couldn't get clear and I saw him fall over the bridge and into the little river three metres below."[8] Camusso pulled him out. Bartali was cut to his arm and knee and had trouble breathing because of a blow to the chest. He rode on to the end of the day, often pushed by his helpers. He finished 10 minutes behind the rest but kept his lead.

He got through the Alps, by then having lost his jersey, and retired in Marseille. Before he dropped out, he warned the organiser, Henri Desgrange, who said: "You are the first rider to come to see me before dropping out. You're a good man [un brave garçon], Gino. We'll see each other again next year and you'll win."[3]

He did return in 1938 and overcame the teamwork of the Belgians, the cold and rain and a puncture on the Col de l'Iseran. He won the hardest stage, from Digne to Briançon by more than five minutes. The radio commentator Georges Briquet, after he had seen the crowds of Italians greeting Bartali with green-white-red flags said: "These people had found a superman. Outside Bartali's hotel at Aix-les-Bains, an Italian general was shouting 'Don't touch him - he's a god.'" A public subscription started in his name in Italy and Benito Mussolini was among the contributors.

The approaching war led Italy not to send a team in 1939.

Bartali won the Giro d'Italia twice before the war - 1936 and 1937 - and once after it (1946). He won classics such as Milan – San Remo, the Giro di Lombardia and the Züri-Metzgete. His most famous victory was the 1948 Tour de France. [edit] 1948 Tour

Winning [1948] was for him a simple formality. Not only was he the best climber, at the age of 34, but he was the fastest man on the flat. Ten years after his first Parc des Princes lap of honour he rode another with the victor's bouquet. Gino could feel really proud, for he had won seven stages. And he won them in the heroic manner of the legendary giants of yesteryear Tours. He took the opening stage, then two in succession entering the Pyrenees, then a great climax of three successive Alpine stages. Bartali won that 1948 Tour not by a handful of seconds but by over 26 minutes from runner-up Briek Schotte. René de Latour,[9]

Bartali returned to the Tour in 1948 to find that many riders he had known had died in the war and that there were as many more who had started racing since he stopped (see below for Bartali's war record). He was so worried that he spent an evening memorising two dozen riders he didn't know. The Tour started in a rainstorm and Bartali found he could identify nobody because the whole field was wearing waterproofs. He took his chance and found he was with Briek Schotte. The two finished together at Trouville and Bartali took the yellow jersey.[10][11]

It was during that Tour that the leader of the Italian communist paty, Palmiro Togliatti, was shot in the neck by a sniper as he was leaving the parliament building. The writer Bernard Chambaz said:

   History and myth united, and a miracle if you like, because that evening Bartali got a phone call at his hotel. In a bad mood, dubious, he didn't want to answer. But someone whispered that it was Alcide de Gasperi, his old friend from Catholic Action, now parliamentary president, who told him that Palmiro Togliatti, secretary-general of the communist party, had been shot at and had survived by a miracle. The situation in the peninsula was very tense amid the ravages of the Cold War. Italy needed Bartali to do what he best knew how to do, to win stages.[6]

The communists had occupied factories and radio and television stations and angry rows in parliament came close to blows. A revolt was looming. And then Bartali won three stages in a row and led the Tour by 14 minutes. An obituary says:

   Just as it seemed the communists would stage a full-scale revolt, a deputy[12] ran into the chamber shouting 'Bartali's won the Tour de France!' All differences were at once forgotten as the feuding politicians applauded and congratulated each other on a cause for such national pride. That day, with immaculate timing, Togliatti awoke from his coma on his hospital bed, inquired how the Tour was going, and recommended calm. All over the country political animosities were for the time being swept aside by the celebrations and a looming crisis was averted.[5]

The former prime minister, Giulio Andreotti said: "To say that civil war was averted by a Tour de France victory is surely excessive. But it is undeniable that on that 14th of July of 1948, day of the attack on Togliatti, Bartali contributed to ease the tensions."[13] [edit] 1950 Tour

Gino Bartali had a row during the 1950 Tour de France with the French rider, Jean Robic. Newspapers made much of it and the atmosphere was tense. Robic got clear of Bartali on the col d'Aubisque in the Pyrenees. Bartali made up ground over the Tourmalet, took the descent to Sainte-Marie-de-Campan and started up the col d'Aspin. There he caught Robic and the two rode together. The two rubbed shoulders and they fell.

Bartali said French fans by the road were so angry, accusing him of sabotaging Robic's chances, that they punched him and that one threatened him with a knife. Bartali remounted and won the stage. Fiorenzo Magni, leading the Italian 'B' team, the Cadetti, took the yellow jersey. The pair and their teams had barely returned to their hotel when Bartali said he was going home and so, he said, were the two Italian teams.[4] The organisers, Jacques Goddet and Félix Lévitan, went to his hotel, the Hôtel de France, in Lourdes, to dissuade him. Bartali, a cigarette in his mouth, said: "I have no intention of risking my life to a madman." The truth of what happened may never be known: Louison Bobet, who saw the incident on the mountain, said: "I'm pretty sure that in the time it took me to pass him, Bartali wasn't struck, and I think he mistook as blows what was an attempt to get him back in the saddle. A hunt started for the knifeman but all spectators could remember was that a man who had been slicing salami still had his knife in his hand when he went to help.

It then emerged that the Italian teams had been withdrawn by the Italian cycling association. Italian fans grew so angry that a stage due to cross the border to San Remo stopped just short of the Italian border instead, at Menton.[4] The affair escalated to national level when the French foreign minister, Robert Schuman, apologised to his Italian counterpart for what seemed to be no more than a man interrupted in the making of a sandwich.

René de Latour said:

   To say that Magni was sore is putting it very mildly indeed. When he spoke to men he could trust, he would say: 'Gino knows what his little game is. He is too clever to ignore the facts that he will be lucky to win this Tour, and he prefers a foreign team win rather than see one of our team succeed, especially me. It was bad enough for him with Coppi winning last year.[9]

[edit] Rivalry with Fausto Coppi

"This mercurial beginner [Fausto Coppi] joined Bartali's team in 1940, and then won the Giro d'ltalia with a massive lead over his team leader. Bartali was astonished and affronted. Henceforward, the two riders were in personal combat - it often seemed that, as fierce rivals, they cared less about winning a race than beating each other." Tim Hilton, 'The Guardian'[7]

Bartali's rivalry with Fausto Coppi divided Italy.[11] Bartali, conservative, was venerated in the rural, agrarian south, while Coppi, more worldly, secular, innovative in diet and training, was hero of the industrial north.

The lives of each came together on 7 January 1940 when Eberrardo Pavesi, head of the Legano team, took on Coppi to ride for Bartali. Bartali thought Coppi "as thin as a mutton bone" but accepted. Their rivalry started when Coppi, the helping hand, won the Giro and Bartali, the star, marshalled the two men's team to chase him. By the 1949 world championship at Valkenburg, South Holland, both climbed off rather than help the other win. The Italian cycling association said: "They have forgotten to honour the Italian prestige they represent. Thinking only of their personal rivalry, they abandoned the race, to the approbation of all sportsmen." They were suspended for three months.[14]

The thaw partly broke when the pair shared a drink bottle during the climb of the Col d'Izoard in the 1952 Tour[15] but the two men fell out over who had offered it. "I did," Bartali insisted. "He never gave me anything.".[16] Their rivalry was the subject of intense coverage and resulted in many epic races.

When professional cycle racing resumed in 1946 after World War II, Bartali narrowly beat Coppi in that year's Giro, while Coppi won Milan – San Remo. Bartali won the Tour de Suisse twice, another Milan – San Remo, and the 1948 Tour de France - a full ten years after his last victory. Coppi took victories in the 1947 Giro d'Italia, the Giro di Lombardia and the Grand Prix des Nations.

Despite the rivalry, perhaps heightened by Coppi's victory in the 1949 Giro, Bartali supported Coppi's bid in the 1949 Tour de France. The two Italian team-mates destroyed the race as a contest in a mountainous Alpine stage over the Col de Vars and Col d'Izoard. When Coppi punctured on the Izoard, Bartali waited for him, then Bartali did the same and Coppi waited. On the final climb to Briançon, Coppi allowed Bartali to win (on his 35th birthday) and take the yellow jersey. But Coppi assumed the maillot jaune the following day after Bartali punctured with 40 km of the stage still to race. Coppi retained the leadership to Paris, while Bartali took second place on the podium.

The 1950 Tour de France saw him lead the Italian team again, with Coppi electing not to contest the race, but having been threatened by frenzied fans the entire Italian team resigned from the race. [edit] Drugs search

Bartali always suspected that Coppi took drugs. On the hairpins of the Col di Bracco, during a stage of the 1946 Giro from Genoa to Montecatini Terme, Coppi drank from a glass phial and threw into the verge. Bartali drove back after the race and found it. He said: “ With the meticulous care of a detective collecting evidence for fingerprinting I picked it up, dropped it into a white envelope and put it carefully in my pocket. The next day I rushed round to my personal doctor and asked him to send the phial to a lab for analysis. Disappointment: no drug, no magic potion. It was nothing more than an ordinary tonic, made in France, that I could have bought without a prescription.[17] ” “ I realised that I should have to try to outsmart him and I devised my own investigation system. The first thing was to make sure I always stayed at the same hotel for a race, and to have the room next to his so I could mount a surveillance. I would watch him leave with his mates, then I would tiptoe into the room which ten seconds earlier had been his headquarters. I would rush to the waste bin and the bedside table, go through the bottles, flasks, phials, tubes, cartons, boxes, suppositories – I swept up everything. I had become so expert in interpreting all these pharmaceuticals that I could predict how Fausto would behave during the course of the stage. I would work out, according to the traces of the product I found, how and when he would attack me.[17] ” [edit] Bartali in wartime Piazza Gino Bartali in Florence

Bartali has earned respect for his work in helping Jews who were being persecuted by the Nazis during the time of the Italian Social Republic. It emerged in December 2010 that Bartali had hidden a Jewish family in his cellar and according to one of the survivors, by doing so saved their lives [18]

Bartali used his fame to carry messages and documents to the Italian Resistance.[19][20] Bartali cycled from Florence through Tuscany, Umbria, and Marche, sometimes traveling as far afield as Rome, all the while wearing the racing jersey emblazoned with his name. Neither the Fascist police nor the German troops risked discontent by arresting him.

Giorgio Nissim, a Jewish accountant from Pisa,[19] was a member of DELASEM,[21] founded by the Union of the Israelitic Communities to help Jewish Italians escape persecution. The network in Tuscany was discovered in autumn 1943 and all members except Nissim sent to concentration camps. He met Pope Pius XII and, with the help of the Archbishop of Genoa, the Franciscan Friars and others he reorganized DELASEM and helped 800 escape.

Nissim died in 2000. His sons found from his diaries that Bartali had used his fame to help. Nissim and the Oblati Friars of Lucca forged documents and needed photographs of those they were helping. Bartali used to leave Florence in the morning, pretending to train, rode to a convent in which the Jews were hiding, collected their photographs and rode back to Nissim. Bartali used his position to learn about raids on safehouses.[22][23]

Bartali was eventually taken to Villa Triste in Florence. The SD and the Italian RSS office, Mario Carità questioned Bartali, threatening his life.[23] Bartali simply answered "I do what I feel [in my heart]".

Bartali continued with the Assisi Underground. In 1943, he led Jewish refugees towards the Swiss Alps himself. He cycled pulling a wagon with a secret compartment, telling patrols it was just part of his training. Bartali told his son Andrea only that "One does these things and then that's that".[23] [edit] Climbing style

Bartali was a good climber and a pioneer of derailleur gears. His style was unusual: he rarely danced on the pedals and often stayed in the saddle throughout a 15 km climb. When others attacked, he stayed in the saddle but changed up gear, to a sprocket three teeth smaller.[citation needed]

He rode smoothly on mountains but every now and then freewheeled, always with his right foot lowered with his weight on it. Then a second or two later he would start pedalling again.[citation needed]

I have never seen a sports hero so adored. I remember times when Gino could not get out of a hotel even, such was the crush of fans waiting to see him. All the time there would be the roar of shouts which he knew so well, which was really music in his ears: ' Gi-no, Gi-no, Gi-no... ' During the Tour of Italy, Bartali always needed a box of wax balls to stop his ears when he was in bed. Without them there would have been no peace; For right through the night the row kept on, under the window of his room. René de Latour,[9] [edit] Personality and standing

Bartali grew up in a religious family in Tuscany, and his belief earned him the nickname "Gino the Pious". He prayed before meal and resented when team-mates swore. In contrast, Coppi grew up in Piedmont in the north and was not religious at all. Bartali was proud that Pope John XXIII had asked him to teach him to ride a bicycle.[5] He made no secret that he supported the Catholic-leaning Christian Democratic Party but his personality ensured that he was forgiven by the rival communists.[5] Tim Hilton wrote: "Bartali was a genuinely religious man, making his devotions public and, in return, becoming the Vatican's favourite sportsman - he was personally blessed by three popes. He would set up shrines in his hotel bedrooms when he rode the Giro and the Tour de France, and, on some mountains, children from summer camps sang canticles as he pedalled past, a priest conducting their infant worship."[7]

Bartali was a chain-smoker and frequently pessimistic. One of his customary phrases was "Everything's wrong; we'll have to start all over again."[5] The best the historian Pierre Chany could say of him was that while he often boasted of what he had done on mountains when nobody was there to see him, he had the grace never to tell the story differently.

Bartali lived at 47 via Chantigiano, Florence, in a home full of souvenirs. [edit] Death

Bartali stopped racing when he was 40, after being injured in a road accident.[4] By then he had lost much of his money. His wealth was "uncertain", said René de Latour.[9]

Bartali had a heart bypass operation and then died of a heart attack, having received the last rites 10 days earlier. He left his wife, Adriana, two sons and a daughter.The prime minister, Giuliano Amato, sent condolences. Romano Prodi, president of the European Commission, called him "a symbol of the most noble sportsmanship." The Italian National Olympic Committee (CONI) called two days of mourning and silences were observed before sports events. [edit] Career highlights

1934

   Giro del Casentino

1935

   Coppa Bernocchi
   Giro delle due Province
   Montjuich
   Italy Italian National Road Race Championship
   Vuelta al País Vasco
   Giro d'Italia:
       Winner Mountains classification
       Winner stage 6

1936

   Giro d'Italia
       Jersey pink.svg Winner overall classification
       Winner Mountains classification
       Winner stages 9, 17B and 18
   Giro di Lombardia
   Giro della Provincia di Milano (with Learco Guerra)

1937

   Giro del Lazio
   Giro del Piemonte
   Italy Italian National Road Race Championship
   Giro d'Italia
       Jersey pink.svg Winner overall classification
       Winner Mountains classification
       Winner stages 8A, 10, 16 and 17
   Tour de France
       Winner stage 7

1938

   Tour de France:
       Jersey yellow.svg Winner overall classification
       Winner Mountains classification
       Winner stages 11 and 14
   Tre Valli Varesine
   Circuito di Campione
   Circuito di Ospedaletti
   Circuito di Lodi
   Couple Race in Milano (with Pierino Favalli)

1939

   Milan – San Remo
   Giro di Lombardia
   Giro del Piemonte
   Giro della Toscana
   Giro d'Italia
       Winner Mountains classification
       Winner stages 2, 9B, 15 and 17
   GP Stampa-Fiat (with Pierino Favalli)
   Couple Race in Milano (with Pierino Favalli)
   Circuito Foresti

1940

   Milan – San Remo
   Giro di Lombardia
   Giro della Toscana
   Italy Italian National Road Race Championship
   Giro di Campania
   Giro d'Italia
       Winner Mountains classification
       Winner stages 17 and 18

1941

   Circuito di Benevento
   Coppa Marin

1942

   Couple Race in Milano (with Pierino Favalli)

1945

   Giro di Campania
   Coppa Gelsomini
   Giro delle quattro Province

1946

   Giro d'Italia:
       Jersey pink.svg Winner overall classification
       Winner Mountains classification
   Tour de Suisse
   Zürich-Metzgete
   GP Bassecourt
   Marchienne
   Schaffhausen
   Trofeo Matteotti

1947

   Milan – San Remo
   Tour de Suisse
   Giro della Toscana
   Giro d'Italia
       Winner Mountains classification
       Winner stages 2 and 15
   GP Sodolin

1948

   Tour de France:
       Jersey yellow.svg Winner overall classification
       Winner Mountains classification
       Winner stages 1, 7, 8, 13, 14, 15 and 19
   Zürich-Metzgete
   Alsemberg
   Bertrix
   Charleroi
   Mol

1949

   Tour de Romandie
   Tour de France
       Winner stage 16
   Circuit d'Haumont
   Herve
   San Marino
   Wien
   Wiesbaden

1950

   Milan – San Remo
   Giro della Toscana
   Giro d'Italia
       Winner stage 9
   Pau
   Pescare
   Tour de France
       Winner stage 11

1951

   Giro del Piemonte
   Brussels
   Circuito del Belmonte
   GP Industria in Belmonte-Piceno
   Hollerich

1952

   Italy Italian National Road Race Championship
   Giro dell'Emilia
   Giro della Provincia di Reggio Calabria

1953

   Giro della Toscana
   Giro dell'Emilia

[edit] Grand Tour results timeline 1935 1936 1937 1938 1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945 1946 1947 1948 1949 1950 1951 1952 1953 1954 Giro DNF 1 1 DNE 2 9 N/A N/A N/A N/A N/A 1 2 8 2 2 10 5 4 13 Stages won 1 3 4 — 4 2 0 2 0 0 1 0 0 0 0 Mountains classification 1 1 1 — 1 1 1 1 3 2 2 NR 3 3 NR Points classification N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A Tour DNE DNE DNF-12A 1 DNE N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A DNE 1 2 DNF-12 4 4 11 DNE Stages won — — 1 2 — — 7 1 1 0 0 0 — Mountains classification — — NR 1 — — 1 2 NR 2 6 — Points classification N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A 9 — Vuelta DNE DNE N/A N/A N/A N/A DNE DNE N/A N/A DNE DNE DNE DNE N/A DNE N/A N/A N/A N/A Stages won — — — — — — — — — Mountains classification — — — — — — — — — Points classification N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A N/A Legend 1 Winner 2–3 Top three-finish 4–10 Top ten-finish 11– Other finish DNE Did Not Enter DNF-x Did Not Finish (retired on stage x) DSQ Disqualified N/A Race/classification not held NR Not Ranked in this classification [edit] External links

   Ginettaccio - The life and legend of Gino Bartali (Italian language)
   Gino Bartali Cycling Museum (Italian language)
   Revealed: Bartali used wartime training to save Jews
   Tour de France palmares

[edit] References

   ^ Quirinale, Presidenza della Republica, Gino Bartalli honoured, Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
   ^ VeloPalmares, database, Gino Bartali
   ^ a b Eurosport, Tour De France, 2008, Legends, Gino Bartali
   ^ a b c d (Find Articles) The Independent (London), 24 May 2000 by Robin Nicholl, Obituary: Gino Bartali
   ^ a b c d e Obituary, Daily Telegraph, UK
   ^ a b L'Humanite, 2003 07 24, Gino Bartali, l’Italien méconnu
   ^ a b c The Guardian, 9 May 2000, Obituary, Gino Bartali
   ^ Tour de France 100ans, vol 1, cited Coup de Pedales, Belgium, October 2006
   ^ a b c d Sporting Cyclist, UK, undated cutting
   ^ Chany, Pierre (1980) La Fabuleuse Histoire de Tour de France, Nathan, France
   ^ a b Cycling Plus, UK, undated cutting
   ^ A man named Tonengo.
   ^ New York Times, 6 May 2000, Obituary, Gino Bartali, 85, a Hero in Italy For His Cycling Championships, By Alessandra Stanley
   ^ Konrad, Gabor and Melanie, ed (2000), Bikelore: Some History and Heroes of Cycling, On the Wheel, USA, ISBN 1-892495-32-5, p134
   ^ Henry Anglade created a stained glass window of the incident; it is at the Notre Dame des Cyclistes chapel near Mont-de-Marsan, France.
   ^ Vélo, France, 2000
   ^ a b Miroir des Sports, France, 1946
   ^ http://road.cc/content/news/28770-gino-bartali-hid-jewish-family-florence-home-protect-them-holocaust
   ^ a b Postcards for You, Gino Bartali: A Real Italian 'Champion', By Arnie Greenberg
   ^ Procycling, UK, June 2003
   ^ (Delegation for the Assistance to Emigrants
   ^ Daily Peloton,
   ^ a b c Australian Broadcasting Company, 4 April 2003, Revealed: Bartali used wartime training to save Jews

[show]v · d · eJersey pink.svg Winners of the general classification in the Giro d'Italia Jersey pink.svg [show]v · d · eJersey yellow.svg Winners of the general classification in the Tour de France Jersey yellow.svg [show]v · d · eJersey polkadot.svg Tour de France mountains classification winners Jersey polkadot.svg [show]v · d · eJersey green.svg Winners of the mountains classification in the Giro d'Italia Jersey green.svg View page ratings Rate this page What's this? Trustworthy Objective Complete Well-written I am highly knowledgeable about this topic (optional) Categories: 1914 births | 2000 deaths | People from Florence | Italian cyclists | Tour de France winners | Italian Tour de France stage winners | Giro d'Italia stage winners Roma - (Adnkronos) - A raccontarlo a 'Pagine Ebraiche' è Giorgio Goldenberg, 78enne di origine fiumana che fu accolto con i suoi nello scantinato del grande campione. Bartali durante la guerra fingeva oltretutti di allenarsi celando nel sellino della bicicletta nuovi e salvifici documenti di identità che fece recapitare a circa 800 ebrei

 	

Roma, 27 dic. - (Adnkronos) - Il grande ciclista Gino Bartali salvò una famiglia ebrea di Fiume nascondendola nello scantinato di sua proprietà a Firenze. Lo rivela un articolo pubblicato sul mensile cartaceo dell'Ucei 'Pagine Ebraiche', in distribuzione nei prossimi giorni. A raccontare la sua storia è Giorgio Goldenberg, 78enne ebreo di origine fiumana, che ora vive a Kfar Saba, in Israele. In quella cantina fiorentina con affaccio su un piccolo cortile interno - si legge nell'articolo di Adam Smulevich - Giorgio ebbe modo di nascondersi insieme ai genitori negli ultimi mesi di occupazione tedesca grazie a uno dei suoi proprietari, un agile trentenne di Ponte a Ema, campione sui pedali e nella vita. Quel signore si chiamava Gino Bartali, spiega Goldenberg a 'Pagine Ebraiche' e aggiunge: La cantina era molto piccola. Una porta dava su un cortile, ma non potevo uscire perché avrei corso il rischio di farmi vedere dagli inquilini dei palazzi adiacenti. Dormivano in quattro in un letto matrimoniale: io, il babbo, la mamma e mia sorella Tea. E' stato proprio il mensile, che raggiunge tutti gli ebrei italiani, ad aprile scorso a lanciare un appello per trovare testimonianze utili per piantare un albero in onore di Gino Bartali allo Yad Vashem, uno dei luoghi della Memoria più sacri per il popolo ebraico. Bartali - si legge nell'articolo - fingeva di allenarsi per le grandi corse a tappe che sarebbero riprese dopo il conflitto, ma in realtà pedalava per la libertà, celando nel sellino della bicicletta nuovi e salvifici documenti di identità che fece recapitare a circa 800 ebrei nascosti in case e conventi tra Toscana e Umbria. L'appello di 'Pagine Ebraiche' ha portato finora a due testimonianze cartacee a cui si affiancano adesso le parole di Giorgio Goldenberg.